ÆS|7 – gennaio 2020

Georgina Adam nel suo The Dark side of the boom scrive che «tutte le volte che sale il prezzo dell’arte, le truffe proliferano perché falsari alla ricerca di un guadagno facile si mettono all’opera. Quindi nel mercato dell’arte del XX e XXI secolo, dove i prezzi sono stellari, le condizioni sono ideali per scatenare un vero proprio tsunami di falsi. Dai multipli di Salvator Dalì ai discutibili Modigliani i falsi hanno inondato il mercato venduti da gallerie e case d’asta oppure smerciati ai più ingenui su internet».

In questo contesto collezionisti, galleristi e case d’aste si sono trovati ad essere vittima di comportamenti penalmente illeciti ed altri hanno rischiato di partecipare, senza volere, a detti illeciti.
Come muoversi allora in questo complesso mercato senza rischi?

Questa guida vuole essere un ausilio per coloro che si confrontano con l’affascinante mercato dell’arte. Si vuole fornire uno strumento tecnico/giuridico ai professionisti, a collezionisti, a gallerie, case d’asta, banche e fondi di investimento, quasi un elenco di regole da seguire per il cauto acquisto.

La presente trattazione nasce soprattutto grazie all’apporto del Nucleo Operativo Carabinieri PCT e Guardia di Finanza Nucleo Speciale Polizia Valutaria che da sempre si impegnano per collaborare con il cittadino nel perseguimento dell’interesse pubblico alla tutela dei beni culturali e delle opere d’arte. Quando il legislatore ha definito i beni culturali li ha infatti intesi come aventi interesse sia pubblico che privato. I reati che li riguardano quindi ledono entrambi gli interessi sia quello dello Stato che quello di ciascun cittadino. Carabinieri e Guardia di Finanza ogni giorno agiscono animati da questa duplice esigenza di tutela pubblica e privata del nostro patrimonio artistico. L’illecito modifica la storia di Arte e Cultura attraverso la creazione di falsi nuovi capolavori o l’occultamento di quelli esistenti e cambia per sempre la percezione della nostra storia.

Non amare l’arte, in Italia, equivale a un delitto: è la premessa per lasciarla distruggere. Non difendere l’arte, se sei italiano, è voltare le spalle alla tua storia, disonorare tuo padre e tua madre.
Una regola tra tutte emerge però da quanto si leggerà: come dicevano i latini caveat emptor

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ÆS|6 – ottobre 2019

Cosa credete che racconti di più di noi? Il colore dei capelli, un nome, il timbro della voce, il colore degli occhi, la religione in cui diciamo di credere o, piuttosto, le tracce di noi che lasciamo cercando cose su Google, Amazon, Facebook, le interazioni immateriali che ogni giorno tessiamo sulla rete informatica? Con buona pace di identitari e sovranisti dobbiamo pensare al mondo come qualcosa di più grande rispetto a ciò che vedono i nostri occhi. Qualcosa in cui l’immateriale, la velocità delle informazioni, la capacità di elaborarle con precisione, l’idea di come utilizzarle conta e conterà sempre di più di confini veri solo sulle carte, dell’esibizione elitaria di potere. E ancora: ha senso parlare di mercato? Forse nel presente ma senz’altro il futuro sarà ben diverso e la tecnologia saprà individuare domanda e offerta, renderle personali e uniche. In ogni caso qualcosa che non pensavamo possibile e che invece sarà. Già oggi comprare un trattore non è più comprare un trattore ma la licenza d’uso del software che lo comanda. 

È di qualche settimana fa un rapporto di Dataroom che indica come «la società digitale è ormai realtà nei prossimi anni il processo si intensificherà, considerati i cambiamenti radicali che si stanno mettendo in moto con la diffusione dell’Intelligenza artificiale, della robotica, della realtà aumentata, dei big data. Tutte innovazioni che impatteranno sul modo di lavorare e sulle professionalità del futuro».

Come non pensare che tutto questo non possa avere a che fare anche con l’arte, con la cultura, con ciò che è intimo delle persone? Certamente la dimensione digitale dei rapporti economici modificherà profondamente anche gli aspetti giuridici sottostanti, i reati che a volte non ci sembra neanche di commettere, le questioni legate alla proprietà intellettuale. 

Paura di tutto questo? Dipende. Dovremmo averne se non capiamo immaginare che il futuro è già oggi e che dobbiamo imparare a governarlo perché ci ritroveremo dinosauri in poco tempo. Se non ci credete leggete Neal Stimler (ma anche tutti quelli che hanno scritto qui su ÆS) quando dice che «i musei hanno bisogno di membri del consiglio qualificati ed esperti nei settori dell’ingegneria e della tecnologia per sviluppare una capacità di leadership pensata su misura per la gestione a lungo termine delle istituzioni del XXI secolo. Il futuro dei musei non è rappresentato dai nuovi edifici: è nell’upload, download e remix della cultura in tempo reale tramite la tecnologia digitale, superando i confini grazie a differenti creatori di contenuti».

Ma dice Bebe Vio: «il futuro è una figata» ed è per questo abbiamo pensato a questo numero di ÆS: per conoscere e capire, perché da queste parti non siamo messi per niente bene. Per immaginare la strada e prendere in mano il volante. Perché come in ogni cosa è dalla consapevolezza che possiamo costruire il nostro futuro. 

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ÆS|5 – luglio 2019

Questo numero speciale dedicato agli aspetti giuridici e fiscali della raccolta fondi in ambito culturale era quanto mai urgente.

Da un lato lo strumento dell’Art Bonus già in vigore da alcuni anni, dall’altro la riforma del Terzo settore e una crescente attenzione ai vari mercati del fundraising, rendono attualissimo il tema.

Meno conosciuti sono proprio gli aspetti giuridici e in particolare quelli fiscali: l’obiettivo di questo numero quindi è quello di fornire agli operatori culturali, ai professionisti e a tutti coloro che sono interessati ad affacciarsi al mondo della raccolta fondi, uno strumento tecnico/operativo con un inquadramento normativo ed esempi pratici.

Un lavoro, questo, che nasce nel solco di una ricerca svolta con la direttrice di Ales spa, Carolina Botti, alla quale vanno i nostri ringraziamenti e con la quale è stato costruito un proficuo tavolo di confronto con la Direzione Coordinamento Normativo della Agenzia delle Entrate. Un percorso che avrebbe potuto far scaturire una guida pratica, di grandissima utilità per il mondo dell’economia e della cultura, capace di fornire regole e prassi chiare non suscettibili di discrezionalità, che si è purtroppo interrotto.

Per questo, per non disperdere i contenuti che avevamo prodotto, abbiamo pensato di pubblicare questo contributo con l’auspicio che divenga uno strumento agile e funzionale nelle mani di molti.

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ÆS|4 – aprile 2019

Da parte delle fondazioni private è necessario un cambio di paradigma, una vera e propria trasformazione del modo di finanziare, di investire, di erogare che necessita di nuove policy e modalità di finanziamento, diverse dai bandi.

Il primo passo che i finanziatori privati dovrebbero fare è spostare la loro attenzione dagli input – e dal controllo su quegli input – ai processi e ai risultati, o meglio all’impatto: outcomes e non solo outputs e selezionare gli enti del terzo settore su cui investi- re, non certo aprioristicamente (amici degli amici), ma attraverso policy di scouting, dialogo costante, accreditamento e costruzione di relazioni di fiducia basate sulla condivisione della missione e meccanismi di comparazione degli obiettivi strategici. Costruire partnership strategiche su missioni, che scardinino la relazione erogatore-beneficiario di progetto, verso un modello in cui il partner finanziatore e il partner implementatore stanno in una relazione di partnership strategica e non di dipendenza top-down.

Le fondazioni filantropiche hanno il potere per prendere l’iniziativa e rompere il cir- colo vizioso della fame delle organizzazioni del terzo settore e il circolo vizioso che le porta in una situazione di debolezza e dipendenza.

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ÆS|3 – gennaio 2019

Diventare interlocutori fondamentali per gli aspetti normativi e di management legati al sistema artistico e culturale italiano. È il fine del convegno “Economisti e Giuristi Insieme per la cultura: un ruolo politico”, organizzato dai Consigli nazionali di avvocati, commercialisti e notai il 22 novembre a Roma, presso la sala conferenze del Consiglio Notarile in via Flaminia.

Economisti e Giuristi Insieme (AEGI) è l’associazione costituitasi quasi un anno fa per sancire l’alleanza strategica tra avvocati, commercialisti e notai. Un’intesa che punta a rafforzare l’azione coordinata tra le professioni giuridico-economiche su temi comuni riguardo ai quali elaborare proposte da sottoporre alla politica.

“Il ruolo delle professioni ha una rilevanza sociale e propositiva per costruire un sistema moderno, efficiente e trasparente con proposte concrete da portare all’attenzione del legislatore – afferma Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e primo presidente dell’AEGI per il biennio 2018-2019 –. L’idea di costituire all’interno della nostra associazione interprofessionale un gruppo di lavoro sui temi dell’arte e della cultura nasce come opportunità di divenire interlocutori fondamentali per gli aspetti normativi e di management legati alle articolate sfaccettature del mondo della cultura”.

 In questo numero ospitiamo i testi del convegno e a cui hanno contribuito tra gli altri il Ministro Alberto Bonisoli, il presidente del CNDCEC Massimo Miani, Ugo Bacchella, presidente Fondazione Fitzcarraldo, Franco Broccardi e Irene Sanesi, rispettivamente coordinatore e membro del gruppo di lavoro “Economia e Cultura” del Consiglio nazionale dei commercialisti, Alessia Panella, coordinatore del gruppo di lavoro “Arte e Cultura” AEGI, Claudia Petraglia, membro del Consiglio nazionale del notariato e Giammarco Piacenti, imprenditore.

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ÆS|2 – ottobre 2018

Come il denaro anche l’arte è un sistema simbolico il cui valore è intrinseco, assegnato o quantomeno assegnabile. Il suo valore è dettato da una convenzione sociale, da un riconoscimento astratto sempre più radicato in questi tempi di scambi liquidi di denaro e di arte sempre più concettuale e indefinita.

Era il 1899 quando Thorstein Veblen1 indicò nell’ostentazione il reale valore dei beni e nel costo la radice della bellezza. Un pò quello che volle dimostrare (con intento ben più accusatorio) Yves Klein nel 1957 con la sua mostra L’epoca blualla galleria Apollinaire di Milano (su cui Dino Buzzati, sulle pagine del Corriere d’Informazione, scrisse una straordinaria recensione intitolata Blu blu blu) in cui presentò opere tutte monocrome e identiche vendute a prezzi diversi. Certamente sulle motivazioni che portano un essere sano di mente a diventare collezionista non è facile dirsi perché il collezionismo, davvero, non si può spie- gare. È una droga, un affare insensato, una passione, un impulso irrefrenabile, un richiamo primordiale. Qualcosa che completa, senza la quale non puoi vivere. Una cosa che parte dal cuore e invade le viscere passando per la mente. È un amore, quella cosa per cui l’insensatezza è regola e le regole vanno sempre strette. Ogni acquisto è una festa come volare nell’arcobaleno per i Minipony, ogni ces- sione un lutto e sopportabile solo compensato da un nuovo acquisto.

Il collezionismo è qualcosa per cui, stanti così le cose, il fisco dovrebbe essere l’ul- tima delle preoccupazioni e i collezionisti dovrebbero essere l’ultima preoccupa- zione dell’erario. Ma non è così perché ogni euro, ogni dollaro versato all’erario è un euro, un dollaro in meno per la propria collezione. E perché in un gioco dove le regole non sono chiare c’è sempre chi bara.

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ÆS|1 – luglio 2018

Il raffronto del mercato italiano con i mercati internazionali, le normative inter- nazionali, il diritto di seguito e «tutto quanto fa spettacolo» nel mondo econo- mico dell’arte internazionale. Una analisi della situazione del mercato italiano e di ciò che aiuta o rallenta un settore potenzialmente trainante. Quello che c’è da fare e chi potrebbe farlo.

La creazione di valore passa dall’esposizione delle opere, dalle mostre, dal lavoro delle gallerie, dalle vendite in aste ma pure dalla professionalità di chi ogni giorno studia, supporta, fa crescere e promuove l’arte.
Il primo numero della nostra rivista, dopo la presentazione del n° 0, è dedi- cato alle norme, fiscali e giuridiche, che regolano le transazioni e soprattutto alla richiesta di modifica della normativa esistente: unica possibilità di dare un futuro possibile al mercato dell’arte in Italia.

Partiamo da qui perché se è vero che artisti e collezionisti/musei rappresentano il punto di partenza e di arrivo dell’arte, sono rispettivamente la macchina e chi la guida, tutto ciò che ci sta in mezzo ne è il motore, qualcosa di imprescindibile al funzionamento del sistema.

Gallerie e case d’asta sono, ognuno con il proprio ruolo, elementi fondamentali del mercato. Qui oggi ne approfondiamo il funzionamento, le norme fondamen- tali, le criticità che ne frenano uno sviluppo potenzialmente importante. E per fare qualche proposta.

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ÆS|0 – aprile 2018

Cosa unisce le forme e i colori a regole e numeri? Perché scrivere di tasse e di leggi per parlare di arte? Non siamo pazzi, non siamo pionieri ma siamo fatti di passioni e mestiere, di pensieri e confronti, di sangue e di terra come gli altri. Come tutti.

Ci piace quindi pensare a «ÆS Arts+Economics» come una sorta di nuovo Cabaret Voltaire. Come i dadaisti viviamo in tempi complicati cui non ci rassegniamo e non accettiamo il ruolo in cui spesso siamo (e talvolta ci siamo) relegati. Come i dadaisti abbiamo «smesso di credere alla definizione delle cose partendo da un unico punto di vista, convinti del legame di tutte le cose fra di loro, convinti della complessività». Siamo seguaci delle idee, delle persone. Di tutto ciò che fa delle nostre professioni un centro di scambio, di studio e di vita. Perché non siamo ingranaggi di una burocrazia che non ci appartiene ma motori e progettisti. E come per Hugo Ball «il nostro Cabaret rappresenta un gesto e ci dice che questo tempo deprimente non è riuscito a guadagnarsi un po’ di rispetto da parte nostra».

Partendo dall’esperienza professionale e da quelle istituzionali ci è sembrato un passo inevitabile pensare a uno strumento che, mantenendo un approccio professionale e rigoroso (siamo particolarmente orgogliosi del nostro comitato scientifico) raccontato in maniera fruibile, esponga i temi legati al diritto, alla fiscalità e al mercato dell’arte. Un punto di vista diversificato che non funga solo da asettico racconto dell’esistente ma che sappia essere costante osservatorio, strumento tecnicoe laboratorio propositivo: l’espressione di un punto di vista funzionale alle tecniche e alle professionalità sottostanti al mercato dell’arte. ÆS vuole essere questo. Osservazione e sperimentazione. Dada.

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