ÆS 9.3 | Alessandro Crociata – Anatomia dell’esperienza culturale

Alessandro Crociata[1]

Anatomia dell’esperienza culturale

  1. Esperienze

“Un bel giorno senza dire niente a nessuno me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana”. “…Misi me per l’alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto”. “Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla”. Cosa lega Manuel Fantoni, Ulisse e Marco Polo? Sono tutti soggetti di esperienze culturali e in tempi non molto lontani avremmo assegnato loro, in modalità binaria, l’appartenenza ad una cultura alta o ad una cultura bassa e popolare. Oggi possiamo finalmente rimuovere questi confini gerarchici e pensare in via orizzontale che quello che accomuna i tre soggetti è un’esperienza culturale. È il desiderio del cambiamento, la curiosità di conoscere culture diverse e paesi lontani da quello in cui si vive. È la necessità di spostarsi e, in una sorta di fuga, intraprendere un sentiero di riflessione sul reale per allargare i propri orizzonti e vedere cose nuove con occhi diversi. Possiamo dire che i tre personaggi aprono uno spazio di immaginazione/riflessione che non è fine a sé stesso, ma è il vettore di confronto con il nostro vissuto. L’esperienza culturale in questione può generare, in chi la sostiene, la produzione di un orizzonte di senso entro cui iscrivere il proprio stato del mondo, vale a dire il significato del rapporto che ognuno di noi ha con la natura, la civiltà, l’ambiente sociale.

  1. Economia e politica dell’esperienza culturale

In senso generale sostenere un’esperienza culturale comporta l’emersione, più o meno consapevole, di una forma di sviluppo, inteso come processo di progressivo cambiamento. In maniera latente, l’emulsione esperienziale produce un effetto, incerto nella persistenza ma ineludibile nella presenza. L’organizzazione sociale della produzione di questi effetti e la loro regolazione è un combinato disposto di economia e politica, due domini a partire dai quali è possibile ricostruire tre configurazioni che sostanziano il valore dell’esperienza culturale. La prima configurazione è educativa. La concezione dominante è quella che vede nelle esperienze culturali una fonte di promozione spirituale e di identificazione sociale dell’individuo. L’economia è dedicata a spiegare il funzionamento di un sistema tradizionale, nel quale i bisogni degli individui sono gerarchizzati in funzione della scarsità di risorse materiali. Le poche riflessioni presenti riguardano la giustificazione teorica del finanziamento pubblico, senza interesse per il funzionamento dei mercati nei quali si manifestano le attività di scambio. Lo status che viene assegnato alle esperienze culturali è quello di beni pubblici e beni meritori, per cui la razionalità della politica è paternalistica, e la spesa pubblica si concentra sulla conservazione di infrastrutture culturali tradizionali come motore dell’emancipazione sociale e dello sviluppo identitario della comunità. La seconda configurazione è economica. La produzione e il consumo di esperienze culturali diventa “funzionale” e lo scambio di mercato esercita un effetto moltiplicatore sullo sviluppo socioeconomico. Alla radice di questo approccio risiede uno scenario caratterizzato da un progressivo affrancamento dalla soddisfazione dei bisogni primari. L’aumento del benessere, misurato da un aumento del reddito e da un aumento dei livelli di educazione, fa registrare un aumento della domanda. Nel tentativo di estrarre valore economico dal valore culturale, larazionalità politica è informata in maniera preponderante dalla valorizzazione delle eccellenze del passato, nel tentativo di sfruttare una rendita di posizione, attivando un modello orientato ai consumi.

La terza configurazione è rigenerativa. Il processo di de-industrializzazione economica, che segna il declino delle forme tradizionali di industria pesante e manifatturiera, crea una serie di disequilibri, tanto economici quanto sociali ed ambientali. Le industrie culturali e creative

assumono un ruolo nella ridefinizione dello sviluppo che sempre più vuol dire anche aumento della qualità della vita e sostenibilità ambientale. La politica mira alla riqualificazione delle attività produttive, conferendo loro una nuova destinazione d’uso. Nei casi più virtuosi, si sostiene un sentiero di sviluppo caratterizzato da un upgrading e/o riconversione dei settori socio-produttivi. Una scelta basata sull’inserimento di elementi immateriali e culturali nel processo di produzione, sulla fertilizzazione in cui l’esperienza culturale assume principalmente il valore e il ruolo di un bene intermedio. le tre configurazioni emergono in forma stilizzata, ossia enfatizzando gli elementi ed i caratteri che sono più fortemente distintivi nei confronti degli altri. Non è superfluo, dunque, sottolineare che questo percorso implica un grado di semplificazione. Questa chiave di lettura, tuttavia, consente di tracciare un orizzonte interpretativo saliente per osservare l’anatomia dell’esperienza culturale, poiché individua l’affermarsi di orientamenti e finalità differenti, tanto nel pensiero economico

quanto nell’atteggiamento politico. Sarebbe semplicistico, comunque, individuare brusche cesure tra le varie configurazioni, in quanto, nel processo evolutivo di transizione da un modello all’altro, segnali di novità convivono comunque con elementi di continuità. Eppure, per quanto semplice e chiara, questa prospettiva non basta.

  1. Microfondare l’esperienza culturale

Economia e politica, se lasciate da sole nei loro confini positivi e normativi, non sono sufficienti a interpretare il fenomeno. I recenti sviluppi della psicologia cognitiva e le neuroscienze indicano che esperienze culturali come la lettura di un romanzo, fare musica o semplicemente ascoltarla, possono avere effetti rilevanti sulla plasticità del cervello e, di conseguenza, sulla funzione cognitiva, con un notevole valore adattivo per vari aspetti del comportamento umano. A livello individuale, è importante considerare che l’accesso alle esperienze culturali è legato a investimenti cognitivi, oltre che a sforzi fisici ed emotivi, specifici per l’esperienza che, se da un lato, migliorano notevolmente la valenza estetica, dall’altro comportano lo sviluppo di altre competenze che hanno un valore e un’applicabilità più generale. Ad esempio, l’ascolto della musica ha effetti importanti che sono fortemente legati allo sviluppo di una gamma di capacità diverse come l’empatia e la riduzione dello stress, per citarne solo alcune. Altrettanto positivi sono gli effetti in termini di sviluppo delle competenze, generati dalle arti visive o dalla narrativa letteraria.

L’impatto dell’esperienza culturale sull’individuo sembra anche legato all’affinamento degli atteggiamenti verso il non convenzionale e l’inaspettato. In teoria, e sotto determinate condizioni, tutto ciò si manifesta attraverso risposte creative a problemi impegnativi e atipici, come testimoniano una serie di casi di studio sull’impiego della formazione guidata da artisti in workshop ambientati nei contesti organizzativi. Si parla in questi casi di un processo, l’accumulazione di un capitale (culturale) costituito da continue esperienze culturali, che genera l’ispessimento di dati percettivi e cognitivi soggetti a continua e indefinita elaborazione. Un vocabolario di apprendimento che conduce a un modello mentale progressivo. È progressivo un sistema che muta la propria struttura nel tempo, e dunque l’accumulazione di processi di trasformazione guidati dall’esperienza culturale, svolge un ruolo fondamentale poiché ne modificano la struttura ed i processi con cui trattiamo materia/energia e informazione.

  1. Metànoia culturale

Un museo, un teatro, una biblioteca, un videogame, un viaggio, ma più in generale tutti i contenuti culturali archiviati e distribuiti digitalmente, e così via, fino ai corpora di idee, pratiche, credenze, tradizioni, sono attivatori di esperienze culturali. Se dunque accogliamo il fatto che tali esperienze producano non solo valore economico, ma anche simbolico, psicologico e neurologico, i relativi benefici dipendono da due fattori: a) dalla capacità di assorbimento dell’esperienza; b) dai meccanismi di regolazione dei processi di metabolizzazione dell’esperienza culturale. Il primo fattore si ottiene in virtù dell’attivazione di processi di “coltivazione” e accumulazione di capitale culturale. Il secondo fattore si raggiunge allorquando si mette a sistema questo capitale culturale con tutti gli aspetti dell’agire sociale. La tolleranza e l’apertura verso l’altro da sé, la fiducia, la propensione al rischio, la risposta proattiva alla soluzione dei problemi, la visione divergente. In una parola parliamo di metànoia culturale: un profondo cambiamento di pensiero guidato dalle esperienze culturali. In senso laico non è né un processo mistico né religioso, ma è un percorso di ripensamento. È la rottura delle esistenti catene del valore e del significato che assegniamo allo stato del mondo e che misura il rapporto tra noi, il nostro comportamento e tutto ciò che sperimentiamo nella vita. Come il capitale umano anche il capitale culturale è una risorsa immateriale che assume un ruolo centrale nella contemporanea organizzazione sociale. In tal senso, gli artisti, come artigiani di esperienze, sono portatori di cultura che può aiutare la pianificazione del cambiamento perché il loro ruolo nella società sarebbe quello di sviluppare nuovi modi di pensare. Possono alimentare la costruzione di relazioni trasformative grazie a investimenti a lungo termine orientati alla sperimentazione, all’apprendimento e alla crescita. Non è un’idea romantica ma radicale perché la storia ci dimostra che i cambiamenti sono possibili, e che possono verificarsi improvvisamente. Così come gli shock esogeni introducono nuove regole e richiedono di pensare a nuovi comportamenti. Ci auguriamo che queste note forniscano un invito e alcuni nuovi percorsi per pensare a come, prima individualmente e poi collettivamente, si può trasformare lo sviluppo attraverso la metànoia culturale. Un bel giorno.

[1] Alessandro Crociata, cultural economist, is Assistant Professor of Applied Economics at the Gran Sasso Science Institute, L’Aquila, Italy. His main research interests are exploring the role of cultural goods on urban and regional development issues and the role of cultural capital in the empowerment of cognitive capabilities of the agents exploring their pro-active behaviors. He holds a PhD in Economics from the Marche Polytechnic University (Italy). He has worked as senior consultant with a range of private foundations and public bodies to evaluate strategic planning through the development of cultural and creative industries. Alessandro has published extensively in journals as Journal of Behavioral and Experimental Economics, International Regional Science Review, The Annals of Regional Science, Social Indicator Research, International Journal of Urban and Regional Research, Energy Policy, Ecological Economics, Environmental Science and Policies.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...